Quando viene premuto un pulsante di emergenza mobile, il dispositivo lancia subito un allarme: rileva la posizione e chiama in sequenza le persone di fiducia registrate, finché qualcuno risponde. Se non risponde nessuno, dopo una breve attesa il sistema inoltra la chiamata a una centrale operativa attiva 24 ore su 24. Chi indossa il dispositivo deve soltanto attendere.
Che cos'è un pulsante di emergenza mobile?
Un pulsante di emergenza mobile è un piccolo dispositivo indossato sul corpo, dotato di una propria connessione alla rete di telefonia mobile, che con una sola pressione lancia una chiamata di emergenza verso persone stabilite in anticipo. A differenza di un classico impianto di telesoccorso domestico, un pulsante di emergenza mobile non dipende da una base installata nell'abitazione e funziona quindi anche fuori casa.
La differenza rispetto al telefono sta nell'uso. Con un pulsante di emergenza mobile non c'è nessun numero da comporre e nessun display da sbloccare. Un solo pulsante avvia l'intera procedura, anche quando la persona coinvolta, dopo una caduta, non riesce più ad alzarsi o a parlare in modo chiaro.
- Il dispositivo si porta direttamente sul corpo come ciondolo, bracciale oppure orologio.
- Il collegamento passa dalla rete di telefonia mobile e non dalla linea fissa dell'abitazione.
- Quali contatti chiamare in caso di emergenza viene stabilito in anticipo insieme ai familiari.
Che cosa succede nei primi secondi dopo la pressione del pulsante?
Nei primi secondi il dispositivo conferma l'allarme e avvia contemporaneamente due operazioni: rileva la posizione attuale e stabilisce il collegamento con la rete di telefonia mobile. Chi indossa il dispositivo se ne accorge da un segnale di conferma, che a seconda del modello è un suono, una vibrazione oppure una spia luminosa.
Questo segnale di conferma conta più di quanto sembri. Il segnale dice alla persona coinvolta che l'allarme è partito, che qualcuno se ne sta occupando e che non serve fare altro. Chi resta a terra da solo dopo una caduta guadagna così la calma necessaria per restare fermo, invece di rialzarsi con un movimento rischioso.
Nei sistemi progettati con cura la posizione viene trasmessa esclusivamente in caso di allarme. Una sorveglianza permanente non esiste: premere il pulsante è la decisione consapevole di condividere la propria posizione per quella singola emergenza.
Chi viene allertato — e in quale ordine?
Vengono allertate per prime le persone registrate in anticipo come persone di fiducia, di norma familiari, vicini di casa o amici stretti. Il sistema percorre questo elenco dall'alto verso il basso e chiama il contatto successivo solo quando il contatto precedente non è raggiungibile.
Questo ordine è una scelta consapevole. In un momento critico una voce familiare vale spesso più di una voce estranea: un figlio che abita a dieci minuti arriva sul posto prima di qualsiasi servizio esterno e sa dove si trovano le chiavi di casa. Con NOA valgono perciò la famiglia e le persone di fiducia per prime, con la centrale operativa attiva 24 ore su 24 come supporto alle loro spalle.
- La prima persona di fiducia riceve una chiamata e, in aggiunta, un messaggio con la posizione.
- Se la prima persona di fiducia non risponde, la chiamata passa automaticamente al contatto successivo dell'elenco.
- Se l'allarme non raggiunge nessuno della cerchia privata, la centrale operativa prende in carico il caso.
Per i familiari un punto è decisivo: un allarme non è concluso per il solo fatto che una chiamata è stata accettata. Un allarme è concluso soltanto quando qualcuno è andato davvero a controllare.
Che cosa succede se nessuno in famiglia risponde?
Se nessuno della catena di emergenza privata risponde, dopo un tempo di attesa prestabilito il sistema inoltra l'allarme a una centrale operativa attiva 24 ore su 24. Nella centrale operativa lavorano operatori formati, che prendono in carico il caso, vedono la posizione trasmessa e, se necessario, allertano il servizio di soccorso.
La centrale operativa è il supporto alle spalle della famiglia e non un suo sostituto. La centrale operativa interviene proprio nelle situazioni in cui i contatti privati sono al cinema, stanno dormendo o non hanno campo, cioè là dove un sistema puramente privato resterebbe senza risposta.
Un caso particolare sfugge a molte famiglie: se presso una persona di fiducia risponde la segreteria telefonica, la chiamata risulta tecnicamente accettata e il dispositivo smette di comporre gli altri numeri. L'inoltro alla centrale operativa avviene comunque, perché dipende da una conferma reale e non dal semplice fatto che qualcuno abbia risposto. Chi usa la segreteria telefonica dovrebbe tenerne conto già quando imposta la catena di emergenza.
Che cosa succede in caso di falso allarme?
Una chiamata di emergenza partita per sbaglio non è un dramma e non va trattata come tale. Chi preme il pulsante senza volerlo risponde semplicemente alla chiamata di richiamo e dice che va tutto bene. Con questo la procedura è chiusa.
Il problema nasce solo quando, per paura di un falso allarme, il pulsante non viene più premuto. Proprio questa esitazione è uno dei motivi più frequenti per cui i pulsanti di emergenza restano muti nel momento critico. Le famiglie dovrebbero perciò chiarire fin dall'inizio che un falso allarme è un buon segno: dimostra che il dispositivo funziona e che nessuno ha timore di usarlo.
Come possono le famiglie provare la procedura?
Le famiglie fanno bene a provare l'intera procedura una volta prima che serva davvero, con un allarme di prova annunciato e a un orario in cui tutte le persone coinvolte sono raggiungibili al telefono. In questo modo ogni persona di fiducia vede una volta come arriva la chiamata, che aspetto ha il messaggio con la posizione e come si conferma un allarme.
- Fissate insieme la data della prova e avvisate tutti i contatti registrati.
- Fate premere il pulsante alla persona che indossa il dispositivo e non a un familiare.
- Verificate che ogni persona di fiducia abbia salvato in rubrica il numero del dispositivo, altrimenti l'allarme arriva come chiamata sconosciuta.
- Ripetete la prova circa due volte all'anno, per esempio in occasione del cambio dell'ora.
Domande frequenti
Il pulsante di emergenza funziona anche negli altri Paesi europei?
Sì, i pulsanti di emergenza mobili con SIM propria funzionano ovunque il dispositivo abbia accesso alla rete di telefonia mobile, quindi in tutta Europa. L'allarme raggiunge le stesse persone di fiducia registrate per casa, cambia soltanto la posizione trasmessa. Chi parte per un viaggio dovrebbe verificare in anticipo che il dispositivo abbia campo nel luogo di destinazione.
Che cosa succede se la posizione non può essere rilevata?
La chiamata di emergenza parte comunque. Senza segnale satellitare, per esempio in una cantina o in un edificio storico dai muri spessi, molti dispositivi ripiegano sulla cella della rete mobile. L'indicazione della posizione risulta allora meno precisa, ma mostra ancora la via o il quartiere. La catena di chiamate verso le persone di fiducia prosegue del tutto indipendentemente da questo.
I familiari vedono se qualcun altro ha già preso in carico la chiamata di emergenza?
Nei sistemi con app dedicata sì: l'app mostra che un allarme è stato lanciato e chi lo ha accettato. Questa informazione evita che tre figli si mettano in viaggio contemporaneamente o, peggio, che ognuno di loro dia per scontato che se ne stia già occupando qualcun altro. Senza app aiuta un breve messaggio nel gruppo di famiglia.
Il pulsante di emergenza sostituisce la chiamata al 112?
No. Il 112 è in tutta l'Unione Europea il numero gratuito per soccorso sanitario, vigili del fuoco e polizia, e in caso di pericolo di vita immediato resta la via diretta. Il pulsante di emergenza mobile è la soluzione per il momento in cui il telefono è irraggiungibile oppure comporre un numero non riesce più.
Nota: NOA non è un dispositivo medico e non sostituisce l'assistenza medica o infermieristica. Per domande di salute rivolgetevi al vostro medico.